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Thursday 1 November 2007

Minä rakastan sinua

Che Munnin sia accusato di incostanza è una cosa frequente e normale... Chi non ha mai maledetto la propria memoria per essere stata fallace nel momento del bisogno?
Si, sono stato occupato, e vi spiego anche da cosa: mountaneering club, una viaggio in irlanda del nord, Halloween e soprattutto dalla mia nuova ragazza.
Probabilmente ne parlerò spesso, non tanto nell'aspetto personale (che è my business!) ma poiché è finlandese e questo si prospetta una delle esperienze culturali migliori del mio erasmus.
Proverò a raccontare quello che mi è successo questi giorni, anche se proprio ora dovrei essere fuori a fare la spesa perché sto mangiando patate da una settimana e penso che morirò presto se non cambio dieta.

Irlanda del Nord:
Una delle più grandi assurdità nel mondo della suddivisione degli stati è la situazione dell'irlanda. Due capitali che distano 3 ore di bus (un pugno di chilometri, visto che i trasporti sono piuttosto lenti), due stati con due diverse lingue ufficiali ma la stessa lingua effettiva, due stati con diversa moneta ma la stessa gente, due stati di cui uno non è più grande delle Marche.
Il nostro itinerario è stato Dublino-(london)derry-Belfast-Dublino.
Prenotati i due ostelli, deciso il tempo di permanenza, ci siamo buttati all'avventura senza piani.
Il viaggio verso Derry lo facciamo dormendo per la maggior parte del tempo, ma la città mi lascia perplesso. Il clima stesso è più freddo rispetto a quando siamo partiti, l'impatto freddo. La città è piccola e dopo l'enormità di Dublino è bello riposarsi girando il centro città a piedi. Le persone sono diverse, gli sguardi diversi da quelli dublinesi e la moda è un'altro mondo. Forse c'è un senso nell'essere divisi dal sud, penso.
Nell'ostello abbiamo la massima accoglienza. E' costume dell'ostello fornire colazione gratis, avere una living room con cuscini, tavolini e tappezzeria indiana, non inchiavare le camere. Ma ci assicurano: mai un furto è stato compiuto.
Il valore turistico della città è principalmente diviso in due parti: un assedio resistito nel XVII secolo di cui le mura portano ancora i segni, e il bloody sunday. Comunque, guerra. Rincontriamo all'ostello due persone che erano con noi nel bus: un tedesco e un ungherese che lavorano a Dublino in vacanza come noi.
Un primo giro nelle mura e nel centro ci fanno scoprire il primo, e poi camminiamo sotto la pioggia nelle vie dove i 14 di derry furono uccisi. Murales e bandiere irlandesi sono ovunque. I quartieri sono qualcosa di particolare. Sembrano chiusi in sé stessi, rivolgendo al mondo solo murales di protesta e cartelli "ball games are not allowed"
Un buon feeling comunque.
Il giorno dopo bisogna partire, ma per dove e come non si sa. Abbozziamo un piano per andare alla distilleria Bushmill e vedere la Giant Causeway.
5£ di biglietto di treno e possiamo viaggiare quanto e come ci pare. Così inizia la nostra epopea tra treni e bus.
Carina la distilleria, buono l'assaggio dei whisky speciali. Bellissima la giant Causeway, sulla quale per carenza di tempo non possiamo camminare. Spero di poter tornare per una sessione di foto seria con Huggin prima o poi.
Grandi emozioni quindi alla Causeway.
Così grandi che io e Henna perdiamo l'autobus - bastardi, ci hanno lasciato indietro! - e quindi non abbiamo l aminima idea di come raggiungere Belfast.
Nella nostra situazione ci sono il tedesco e l'Ungherese, che abbiamo nel frattempo incontrato ancora nel treno. Così in 4 ci organizziamo con un Taxi e spendendo una miseria riusciamo a raggiungere la stazione ancora prima dei nostri amici bastardi!
Insomma, la collaborazione internazionale da sempre i suoi frutti.
Infine si arriva a Belfast, la città più rinomata dagli erasmus in Irlanda che all'umanimità dichiarano "fa cagare".
L'arrivo non è dei migliori: dopo le 6 la città è buia e desolata, i negozi sono chiusi e le poche persone camminano con lo sguardo fisso a terra, forse cercando qualche penny.
L'ostello stesso ha un feeling ben peggiore di Derry.
Il giorno dopo, alla luce del sole, facciamo un tour storico - che a Belfast significa vedere edifici distrutti dalle bombe e murales - con un tassista locale che ci racconta anche un po' la sua storia, tipo le due volte in cui è stato dirottato a Sandy Row.
La città dal punto di vista turistico ha ben poco da offrire. Tuttavia ci guardiamo il fiume e attraversiamo alcuni quartieri contornati da filo spinato e da scritte intimidatorie, ma vero. Perché Belfast è una città profondamente cruda e vera. Sembra quasi di poter leggere nella mente delle persone. Forse gli abitanti stessi sono in preda a due sentimenti contrastanti: fuggire dalla buia città che da qualche anno è diventata vivibile e non più un campo di battaglia, o restare.
C'è poco altro da dire, a parte che i Pub chiudono alle 24 ma servono il sidro più buono del mondo (che in verità è svedese).

Ieri è stata la notte di Halloween. In Italia non l'ho mai festeggiato e non me ne importa nulla, I don't give a fuck. Ma qui la festa è molto grande e visto che non si potrebbe comunque dormire, esco.

Halloween è praticamente l'ennesima sera in cui gli irlandesi si sbronzano, dopo il lunedì, il martedì il mercoledì ecc.

Però si sbronzano in costume o nudi.

Per una volta siamo riusciti a radunare una bel gruppo, quasi tutti erasmus. Incredibile, mi dico! Finalmente uniti sotto un'unica bandiera – o meglio sotto la spire, luogo di meeting. Peccato che dopo 20 minuti siamo già divisi in almeno 3 gruppi. Finisce sempre così.


E' tutto per ora. Spero di poter aggiornare il prima possibile.

Terveisin,
Munnin.

Sunday 21 October 2007

Non c'è nulla da fare, l'abilità fotografica di mio fratello fa sempre il suo effetto. Adesso è arrivato il mio momento di annoiarvi con un fiume di parole.

Parliamoci seriamente, la sfiga mi sta tormentando da quando sono qua. Oggi mi è anche tornato il mal di gola... ma riuscirò mai a guarire?
Il clima non è così freddo, non piove quasi mai... eppure continuo a stare male.
Sotto la mia finestra un corvo cerca di aprire una sacchetta... spettacolo divertente!
Questi giorni Henna è stata raggiunta dai suoi amici finlandesi. CHe dire, oltre a scoprire un sacco di parolacce nel loro idioma sto anche scoprendo loro. Mi dicono che rubare una bicicletta è una cosa gravissima! Si, come in italia che abbiamo le mani di velluto...
Nonostante quelli che sono qua sono molto più espansivi dei loro compatrioti in genere (o così dicono) devo ammettere che sono anche molto educati. Non parlano mai suomen kieli tra di loro prima di aver detto "Sorry, I'm going to explain her in finnish". Proprio come gli spagnoli, che l'inglese neanche lo sanno per sbaglio.
Forse sembra una cavolata, ma qua la lingua diventa fondamentale.

Essere in Erasmus ti fa capire quanto fondamentale sia la lingua che parli. Non tanto l'inglese, che conosco, che tutti conoscono, che sto imparando, che permette a questi bastardi anglofoni di parlare con disinvoltura e rende invece grotteschi i discorsi di chi non lo conoscono bene. Lo humor cambia, il volume della voce è diverso. Ridere è più complicato. Parlare è complicato. Andare a una festa di spagnoli da solo diventa un suicidio perché significa essere trascurato. Se non conosci una lingua non puoi entrare in un ambiente a meno che l'ambiente non accolga te.

In questa babele di italiani, finlandesi, svedesi, irlandesi e tedeschi per non menzionare tutti gli altri, la lingua che usi è importante per determinare la tua simpatia, la tua gentilezza, e l'abilità che hai nel parlarla condiziona in gran parte il tuo valore nei rapporti internazionali. Balbetta l'inglese e nessuno ti vorrà. Se sei americano ti vengono in cerca. Non è questione di razzismo e spesso non invidio i madrelingua: poter parlare italiano con Davide e Matteo in un ambiente pieno di stranieri che non ti capiscono diventa non solo divertente ma terribilmente utile.

Vogliamo parlare dello humor? Seriamente, quando usciamo con gli amici il 70% almeno della conversazione sono battute, scherzi, humor di vario genere e stronzate in quantità. Come puoi tradurre tutto ciò a qualcuno che non parla la tua lingua?


L'università mi tiene impegnatissimo con questi saggi e sto quasi diventando scemo. Ma come fanno gli irlandesi a non studiare mai?


Munnin

Friday 12 October 2007

From the library

questo sarà un post tranquillo e disordinato... sono in biblioteca e adesso mi metto a studiare.
Allora un po' di aggiornamenti:
Il viaggio in svezia con Davide sta prendendo forma e colore, mentre Probabilmente salto la bellissima gita a Galway con la ISS perché temo di trovarmi attorniato da francesi (visto che nessuno che conosco viene).
Ho passato l'ultima notte a scrivere la storia del mio character per la campagna di World of Darkness della Gamesoc. Oggi al meeting c'era Karen Wade che oltre ad essere nei ranghi della soc è anche mia tutor di linguistica. Adesso mi ha parlato e promesso il manuale per cui sono felice come un bambino.
Ieri serata tranquilla con varia gente: Christian (deutschland) aka "Remy ama il cazzo", Henna la finlandese metal, Davide, Giorgia e una tedesca che non mi ricordo come diavolo si chiama.
Siamo tutti daccordo sul fatto che ci siamo rotti il cazzo dei truzzi merdosi di dublino e dei disco club come il Qbar aka "gaybar" etc.
Si torna a casa presto e ascoltando Dunkelheit (darkness) di Burzum finisco il background del PC. Probabilmente mi scarteranno ma poco importa. Devo tentarle e tutte e se le norne sono dalla mia parte andrà bene.

Mi sto lentamente guarendo da questo mortale raffreddore che mi ha fatto diventare sordo sul lato sinistro.
Ho fatto una pubbata a Dublino con altri italiani... che dire, brava gente e soprattutto coraggiosa, visto che è partita per l'irlanda con un inglese penoso cercando lavoro.
Altre Dublin Tales a presto... che il vento del nord gonfi le vostre vele!

Sunday 30 September 2007

Irishness....

Sono stato una sera in centro, giovedì. Mi sono risparmiato dal raccontare il disgusto del centro, della "bella società" che va a ballare in taxi, vestiti in tiro, minigonne e tacchi ovunque, poi per le strade vomitando a terra, e capisci da dove viene l'odore tipico di Dublino...
Non mi ci soffermo. Dico solo che la giornata di ieri mi ha ripagato di questi orrendi spettacoli.

Ieri finalmente mi sono reso conto di essere in Irlanda.

Siamo andati in una fattoria irlandese: io, davide, una manciata di francesi, un'invasione di malesiani, una tedesca, due olandesi e nessuno spagnolo... guardacaso.
Sveglia alle 9 e poi in autobus fino a Kells.
Scendiamo dall'autobus: il cielo è grigio, ma ha smesso di piovere. Ho il mal di gola e mi sento abbastanza uno schifo (festacce del cazzo a casa mia e sonodovuto fuggire a casa di Davide per dormire). Tuttavia non mi manca l'entusiasmo.
Pisciatina, poi ci mettono le parnanze e ci fanno fare il pane. Quello mio e di Davide sembra une merda, molliccio e inespressivo.
Terminato il triste capitolo culinario usciamo. Fuori c'è un cane identico a quello della copertina del vino più economico di Dublino: il Workin' Dog. Una più accurata analisi ci fa scoprire che ce ne stanno tipo una decina tutti uguali.
La tappa successiva è nel pollaio. Qualcuno se ne sta lontano dicendo che ha cattive esperienze con le galline. Ma che cazzo può averti fatto una gallina? Boh,
Fattostà che dopo aver calcato per bene la merda di una decina di diverse specie di animali, ci si dirige verso un'altro salone. Non è altre che un lungo edificio di pietre con soffitto di travi e pavimento di legno. Alle pareti sono appoggiati innumerevoli Bodhrann. In questo freddo salone (dimenticatevi termosifoni o anche solo caminetti!) il figlio del fattore ci introduce alla “the siege of Ennis”: gli irlandesi si sono ribellati molte volte agli anglosassoni, ma solitamente perdevano tutte le battaglie. L'unica che hanno vinto è stato questo assedio di Ennis, che hanno prontamente festeggiato creando questo ballo.
Non dimenticate mai comunque che gli irlandesi preferiscono festeggiare prima che le cose accadano, in caso non potessero festeggiare anche dopo. Solitamente però fanno entrambe le cose.
Allora tornando a noi, c'è poco da raccontare, ci siamo tutti divertiti come matti.
Infine si va a mangiare. Il pranzo non era un granché ma se non altro era abbondante. Mangiamo il nostro pane, e si scopro che è venuto bene. Forse ci andava più sale, ma non importa.
Appena finita l'abbuffata qual'è l'idea geniale? Giocare ad Hurling!
Per chi non sapesse, questo sport non professionale performato con mazze di legno e palle di sughero (molto dolorose : |) è lo sport più vecchio del mondo ancora praticato. Non solo, è anche uno dei più violenti e una delle maggiori cause della frattura della mano in Irlanda.
L'aria è diversa da quelle parti. La vegetazione è diversa, respira. Dopo l'Hurling saliamo su un carro pieno di fieno che trainato dal trattore ci porta un po' fuori, in un bog (palude). Qui si scava torba da secoli. E che risorsa incredibile la torba! Nelle sue profondità si trovano corpi ancora conservati, cose antiche. Da questa malta essiccata si ricava fiamma. In essa si mantengono i prodotti del lavoro.
Che aria pulita! Che paesaggi magnifici. In questi acquitrini i guerrieri celtici si nascondevano. Bollivano Caledonia nei loro vestiti per mimetizzarsi e attaccavano gli inglesi per ritirarsi nei bog.

Che paradosso la genetica. Chi potrebbe mai dire che da questi guerrieri discendono le ragazzine in minigonna che trasportate da costosi taxi si fanno portare a ballare nei club snob e poi ne escono sbronze marce, vomitando per terra “l'introito della serata”?
Finalmente ho visto un po' di vera Irlanda, e in questi posti (altro che Dublino) potrei restarci per tutta la vita.

Già comincia il panico da ritorno a casa, mi chiedo come sarà tornare a Osimo e Macerata, vivere in Italia dove aver vissuto i mali e i beni dell'Irlanda. Ma non è ancora giunto il momento.

Slan da Munnin, Il corvo nella terra dei corvi.

Wednesday 26 September 2007

Questo campus può fare tranquillamente a meno di me. Non che la cosa mi abbatta, ma significa che il mio punteggio è a zero. Praticamente nessuno (tranne pochi italiani) ha alcun interesse nella mia esistenza: significa che dovrò guadagnarmi punti.
La biblioteca è immensa e spesso mi ci perdo. Tra file e file di libri sembra di essere nella biblioteca di alessandria ed è strano pensare che ci sia parte dello scibile umano che non vi sia contenuto.
Quello che mi scandalizza sono le innumerevoli persone che vengono qua (finanziate anche dalla comunità europea) sotto il cielo d'Irlanda e non hanno alcun interesse nel conoscere irlandesi, nell'assaggiarne il cibo, bere la loro birra. Nemmeno per un italiano, un tedesco, un finlandese... Tutti chiusi nei loro piccoli mondi.
Ad ogni modo sono ottimista, credo che prima o poi qualcosa cambierà. L'inquilino francese se ne va... inutile da dire: l'erasmus non è per tutti. A me per fortuna gli dei non hanno negato il dono della forza necessaria.
Forse il mio inglese comincia a fluire... questi irlandesi hanno un pessimo accento. Bello da ascoltare ma decisamente incomprensibile per un outisder. Troppo comico vedere americani e irlandesi che non si capiscono!
E' stato ufficialmente dichiarato dal comitato supremissimo che la mia insegnante di Linguistica, nonché Executive Minion (che carica assurda?) della Game Society dello UCD è una... cioè è molto good-looking, understood? Se non altro ho un motivo per andare ai tutorial di fonetica...

Digressione allegra quest'oggi, poiché volevo alzare un pelo l'umore del Blog - e di mio fratello, che ormai è entrato nel limbo pre-partenza... come la conosco bene quella fase!

Munnin, memoria, sempre fedelissimo a chi lo invoca.

Wednesday 19 September 2007

Snorri Sturlusson...

Munnin non poteva restare inattivo.
E' per questo che sono andato in biblioteca. Mi sono detto "vediamo se hanno l'Edda" e così ho cercato nel database elettronico.
Detto fatto. Ce l'hanno.
Dopo un giorno intero di ricerche per trovare lo scaffale giusto, eccomi davanti al tomo numero 389.61.
Una? mille edizioni! In italiano, in tedesco, in inglese, con testo a fronte, in islandese, con saggi, in edizione del 1920... di tutto.
Così mi sono portato a casa questo libro che dovrebbe essere l'ABC del nordlander.
Il piano di socializzazione continua con il meeting degli studenti internazionali.
Saremo stato 200 o più nel "piccolo" O'reilly hall. Cena buffet gratis, dove dimostriamo che quello a razzolare i piatti sono sono sempre gli italiani, anzi raramente siamo noi.
Le svedesi non mi cagano di striscio, socializzo con una tedesca e una finlandese.
Non ci sono danesi né norvegesi... strano.
SOcializzo solo con una tedesca e una finlandese ma dopo un po' me ne vado scazzato. Mi vergogno del mio inglese che è ancora troppo pessimo, delle cose che volevo fare e non riesco a fare...
Poi durante la notte mi succede qualcosa.
Ho cominciato a pensare al ritorno.
E a tutte le grandi e piccole cose che mi mancheranno di questo posto. Al fatto che mi comincia a piacere lo UCD. E anche DUblino. FOrtunatamente il sonno mi toglie questi pensieri penosi.

Munnin

Sunday 9 September 2007

The green island

Eh si, come potete vedere dalle foto sono partito. Un ultimo saluto, un abbraccio, consapevoli che per quando possa essere salda la stretta non basterà a salvarci dal distacco.
Così Munnin parte, e se piace a Odino, l'Aldafadr, passerà magnifiche avventure.

Come è stato il mio arrivo?
Traumatico.
L'atterraggio è stato pessimo, e le turbolenze in aria non hanno certo migliorato il volo.
Ho avuto la fortuna di conoscere una ragazza molto colta in aereo, ma lei va a Galway.
Com'è la verde isola?
Dall'alto in verità sembra ben poco verde. Anche dall'autobus di verde ne ho visto ben poco. Grandi edifici di mattoncini rossi, finestre sporgenti stile irish, spazi verdi qua e là non riescono a pareggiare ciò che è stato perduto.
L'autobus mi ha scaricato per strada. Devo ammettere che ho perso la fermata giusta, ma mi avrebbe comunque scaricato su una statale superaffollata in cui, tralaltro, la gente guida a sinistra.
Erano almeno 21 gradi col sole addosso e sudando, con zaino e valigia, ho finalmente raggiunto il campus.
Pensate sia finita? no.
Il campus universitario è grosso almeno tre volte il centro storico di Osimo.
Io vengo dalla campagna. Sono abituato ai rovi e so distinguere le tuglie dai salici. Ma di strade non capisco nulla.
Inutile descrivere la frustrazione nel cercare l'abitazione, camminando tra irlandesi alti, biondi e bianchi che prendono il sole sull'erba, cinesi che parlano stretto e guardano storto, Musulmani nei loro tappeti avvolti addosso e io che sfacchinavo sotto il sole.
Ma non mi sono scoraggiato. Non è un po' di fatica che mi scoraggia. Altrimenti Thor, o Donar il possente si prenderebbe gioco di me.
Scopro che l'acqua costa più della birra e mi chiedo come pretendano di combattere l'alcolismo con simili tariffe.

I miei compagni di stanza sono tutti Erasmus. Julienne, il francese che studia inglese, storia, letteratura, politica e solo lui sa cosa. Parla poco ma non sembra diffidente nei miei confronti. Bianco come il latte che beve, capelli neri e un ridicolo accenno di baffi. Parliamo inglese, e francese quando vogliamo snobbare Juan.
Credo che si scriva così. Se fosse tedesco lo scriverei Chuan, ma è spagnolo. Origini argentine. Pelato, con una cicatrice sull'occhio. Cammina a piedi nudi per la casa e vuole fare sport all'università. Ha una amica, Rajel (stessa pronuncia ch aspirata di Juan) molto carina. Parlano spagnolo tra di loro e li capisco quasi sempre.
Studiano italiano, ma non capiscono molto oltre a qualche parolaccia classica.

Oggi sono andato nella city. An lar dicono in gaelico. E' scritto in tutti i cartelli.
La caratteristica fondamentale sono stati gli odori.
Al centro si arriva con l'autobus della Dublin bus. Questi cassoni gialli blu e azzurri sono ovunque. Credo costituiscano circa il 50% del traffico. Si, perché questa enorme città non ha neanche una metropolitana.
Sono sceso e ho cominciato a camminare. Davanti a me alcune statue di grandi irlandesi e mille negozi, ma non ho idea di dove sono. Trovare una cartina!
A questo punto emerge il primo odore di dublino, quello dei grandi viali. Odore di hamburger ed altro surrogato di cibo di fast food in marcescenza. Se hai fame può anche essere gradevole, ma dopo un po' diventa orrendo. Vedo davanti a me uno di quegli enormi negozi di souvenir. Solitamente evito questa robaccia da turisti di comitiva. Ma vi sono entrato per varie ragioni.

Ci sono anche belle cose: thé irlandesi, Bodhran, maglioni e federe con ricamato il trifoglio (che compro, perché mi manca proprio una federa).
Poi c'è la solita fuffa tipo portachiavi e trifogli sottovuoto et similia. COmpro anche una cartina del centro, a 10 € (un vero furto) ma almeno mi salverà la pelle nelle prime walks.
Capisco di essere a Parnell street. In realtà mi sono sbagliato, ma non so come riesco comunque a raggiungere i luoghi che voglio. Faccio i primi passi per vie secondarie e sento il secondo odore della città: odore di urina.

Urina e vomito forse sarebbe più corretto.

Pensavo che le strade fossero piene di turisti. In realtà il 90% sono asiatici. Questo è uno dei risultati della tigre celtica (gli autoctoni chiamano così il boom economico degli ultimi anni).
Non solo il campus ne è pieno (e lo UCD gode perché pagano più tasse) ma le strade ne sono dominate. Sembra quasi siano loro a far funzionare le cose, delegando agli irlandesi il ruolo di attrazione turistica.

Ad ogni modo continuo per la mia stradina bordata da case di rossi mattoni, senza una meta particolare.
Qui scorgo una bella chiesa che si prende un paio di foto, ma soprattutto una "baretto".
Si, il locale il questione è in una stradaccia, non si chiama neppure pub. Niente manifesti e insegne. Dentro una donna corpulenta serve birre a irlandesi veri, in un ambiente legnoso che è tutto da irish pub.
Ho dimenticato i documenti, ma mostrando la barba chiedo una pinta di Guinness con gentilezza. Degluttisco...

Non mi chiede nulla... spilla con lentezza la birra, fa posare la schiuma, e la pago. Una cazzata, 3.40€. Se pensate che una bottiglia da 50cl di acqua ne costa 1.50... La guinness richiede pazienza per essere gustata al meglio. Dovrò ricordarlo. Gli irlandesi dovevano essere un popolo paziente, un tempo...
Sorseggio la birra in silenzio. Non è come quella dell'obrian. La schiuma è dolce. La birra corposa. Sazia come un pasto. Finita la pinta piscio. Il cesso risale all'800.
Esco e un silenzioso avventore (un anziano) mi saluta cortesemente.
Allora c'è l'irishness! O è solo arteriosclerosi?
Vago ancora un po' nella china town, figlia della tigre. Vedo la via principale, l'ufficio postale dove si barricarono i valorosi della rivoluzione del 1916. Tra cui anche Yeats.
Coraggiosi eh?
Tutti morti. Tranne Yeats, aveva un gran culo il ragazzo.

Sorpasso altri negozi da turisti.
Altro incontro con gli odori: un salone/opera d'arte. Il pavimento è coperto di legno, foglie secche, sottobosco. L'aria è piena dell'odore di casa. Juan crede sia eucalipto. Non glie lo faccio notare, ma è odore di resina e pigne, odore di tuglie che tanto rigogliose crescono nella mia patria.

Temple bar riserva bei viali ed ha anche graziosi vicoli. Ma ovunque prolifera il cemento. Cemento su cui artisti di strada scrivono la propria fame, coronata da arpe e celtic knot.

Un vecchio suona un Bodhran con una base musicale nello stereo. Ha un sorriso ebete. Sarà davvero felice?

Non mi aspettavo certo poeti guerrieri ad ogni vicolo, ma questa dublino stenta. Ad essere credibile.
SI, ci sono artisti di strada irlandesi dalla barba rossa che sembrano leprechaun. CI sono i cartelli in gaelico. Ma quest città ancora non mi convince e mi chiedo se mi sentirò mai un Dubliner.

Capita ogni tanto di scorgere suonatori di strada, anziani, che fanno canzoni tipiche come "fields of athenrye". Tra le loro bianche barbe che suonano flauti e le mani che accarezzano concertine, ti chiedi se hanno mai visto i "campi di athenrye" e cosa ci fanno lì. Viene quasi da commuoversi. Ma devo osservare e continuo per la mia strada.
Passo per il mercato e sono aggredito dagli odori. Un ragazzo arpeggia su una chitarra acustica. Non è il solito jig irlandese.

Vedo una bella chiesa gotica. Entro e trovo un negozio di souvenir enorme. Ovviamente non nutro grande amore verso il cristo bianco, ma mi sono sentito oltraggiato. Ascolto un cd che hanno in vendita. Un medley di 101 canzoni da 15 secondi con base elettronica. Un vero schifo.
La mia strada riprende. C'è una suonatrice d'arpa molto brava che vende anche CD ma non ho il cuore di interromperla per comprarlo.
COsì la strada mi porta a S.Stephen's green. Gran bel parco. Pieno di asiatici. CI sono foto del WWF appesi, scatti veramente ottimi.

Osservo Belgrove dalla finestra. Ci sono molti corvi qua. Mi viene da chiedermi chi sia il vero Munnin. Forse lo siamo un po' tutti.

Che il vento del nord ci porti fortuna.

Munnin