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Wednesday 14 January 2009

Destination -20


Finland, again.
As a zealot pilgrim I reach the airport very early. 3AM.
Airports feel like home. Tired people, farewells, hopes. Check-in, security controls. I am not afraid of security controls, when I am not violating rules: on the contrary, I almost feel proud of being searched personally, of being looked at, asked to take off my belt, and checked. After all, they are caring for our safety, right?

Finnish people start queuing already 45 minutes before the gate opens, and scared italians follow, at safe distance, the pale tall people.

A flight like many others. I know that every single flight has a little wonder, be it for good or bad: a particular landscape, a fire dawn, or just a peculiar hostess. This one had its own.

And Finland again. The refreshing snow, the -3 degrees, the white. Italians on a bus, totally bewildered, with a finnish girl acting as a guide: this is my first company.
The bus eventually leaves me at the usual destination: Tampere. The bridge, the square.
Good old people for a totally new Silvester. It is my first time that I spend my second most hated holiday (the first being carnival) abroad. What does "abroad" mean anyway...

Languages give our characters consistency, depth. A man who speak Danish must then be Danish, so that Denmark is the only place where he can be. If we would all speak the same language, our identities would melt much more easily.

Back to Finland. More weird finnish food - I love it! - and more experiences.

A- The cold. How many pakkasta (below zero) degrees can a foreigner survive? With decent gear - which means, I didn't go shopping at "North Pole TM", just wise winter clothes - I  pushed my way through -11 totally fine. I can't breathe deeply though: the air causes me to cough. Humidity created by the breathing process quickly turn into real water inside your nose. At extremes temperatures, exposed body part don't feel cold; they only loose sensitivity.

B- Skiing. Not downhill skiing, but hiihtää, on borrowed sukset. I never tried before, and of course, I sucked; I never fell though, and this made me decently proud.

C- Ice Skating. What could be more crazy for an outlander than sliding on two long bars with the help of stick? Sliding on the ice on two thin blades without any other help. Ice skating for me is as safe as a holiday in Iraq. Nonetheless I bravely managed to circle several times the track. And it was total fun!

That came before moving. Before taking a whole room and life possession, pile them in a truck, wake up at 5AM, travel 6 hrs on the said truck and bring out the worldy possessions inside a second floor apartment.
And that came before surviving, only for a couple of minutes, the -20.
Now I am in Vaasa, and of this, I shall write more soon...

Munnin.

Sunday 21 October 2007

Non c'è nulla da fare, l'abilità fotografica di mio fratello fa sempre il suo effetto. Adesso è arrivato il mio momento di annoiarvi con un fiume di parole.

Parliamoci seriamente, la sfiga mi sta tormentando da quando sono qua. Oggi mi è anche tornato il mal di gola... ma riuscirò mai a guarire?
Il clima non è così freddo, non piove quasi mai... eppure continuo a stare male.
Sotto la mia finestra un corvo cerca di aprire una sacchetta... spettacolo divertente!
Questi giorni Henna è stata raggiunta dai suoi amici finlandesi. CHe dire, oltre a scoprire un sacco di parolacce nel loro idioma sto anche scoprendo loro. Mi dicono che rubare una bicicletta è una cosa gravissima! Si, come in italia che abbiamo le mani di velluto...
Nonostante quelli che sono qua sono molto più espansivi dei loro compatrioti in genere (o così dicono) devo ammettere che sono anche molto educati. Non parlano mai suomen kieli tra di loro prima di aver detto "Sorry, I'm going to explain her in finnish". Proprio come gli spagnoli, che l'inglese neanche lo sanno per sbaglio.
Forse sembra una cavolata, ma qua la lingua diventa fondamentale.

Essere in Erasmus ti fa capire quanto fondamentale sia la lingua che parli. Non tanto l'inglese, che conosco, che tutti conoscono, che sto imparando, che permette a questi bastardi anglofoni di parlare con disinvoltura e rende invece grotteschi i discorsi di chi non lo conoscono bene. Lo humor cambia, il volume della voce è diverso. Ridere è più complicato. Parlare è complicato. Andare a una festa di spagnoli da solo diventa un suicidio perché significa essere trascurato. Se non conosci una lingua non puoi entrare in un ambiente a meno che l'ambiente non accolga te.

In questa babele di italiani, finlandesi, svedesi, irlandesi e tedeschi per non menzionare tutti gli altri, la lingua che usi è importante per determinare la tua simpatia, la tua gentilezza, e l'abilità che hai nel parlarla condiziona in gran parte il tuo valore nei rapporti internazionali. Balbetta l'inglese e nessuno ti vorrà. Se sei americano ti vengono in cerca. Non è questione di razzismo e spesso non invidio i madrelingua: poter parlare italiano con Davide e Matteo in un ambiente pieno di stranieri che non ti capiscono diventa non solo divertente ma terribilmente utile.

Vogliamo parlare dello humor? Seriamente, quando usciamo con gli amici il 70% almeno della conversazione sono battute, scherzi, humor di vario genere e stronzate in quantità. Come puoi tradurre tutto ciò a qualcuno che non parla la tua lingua?


L'università mi tiene impegnatissimo con questi saggi e sto quasi diventando scemo. Ma come fanno gli irlandesi a non studiare mai?


Munnin

Wednesday 19 September 2007

Snorri Sturlusson...

Munnin non poteva restare inattivo.
E' per questo che sono andato in biblioteca. Mi sono detto "vediamo se hanno l'Edda" e così ho cercato nel database elettronico.
Detto fatto. Ce l'hanno.
Dopo un giorno intero di ricerche per trovare lo scaffale giusto, eccomi davanti al tomo numero 389.61.
Una? mille edizioni! In italiano, in tedesco, in inglese, con testo a fronte, in islandese, con saggi, in edizione del 1920... di tutto.
Così mi sono portato a casa questo libro che dovrebbe essere l'ABC del nordlander.
Il piano di socializzazione continua con il meeting degli studenti internazionali.
Saremo stato 200 o più nel "piccolo" O'reilly hall. Cena buffet gratis, dove dimostriamo che quello a razzolare i piatti sono sono sempre gli italiani, anzi raramente siamo noi.
Le svedesi non mi cagano di striscio, socializzo con una tedesca e una finlandese.
Non ci sono danesi né norvegesi... strano.
SOcializzo solo con una tedesca e una finlandese ma dopo un po' me ne vado scazzato. Mi vergogno del mio inglese che è ancora troppo pessimo, delle cose che volevo fare e non riesco a fare...
Poi durante la notte mi succede qualcosa.
Ho cominciato a pensare al ritorno.
E a tutte le grandi e piccole cose che mi mancheranno di questo posto. Al fatto che mi comincia a piacere lo UCD. E anche DUblino. FOrtunatamente il sonno mi toglie questi pensieri penosi.

Munnin