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Tuesday 3 June 2008

Farewell


And thus it happened. Quickly, without time for remorse, the end came.
All my flatmates left very soon. I hated them, but leaving is forgiving. May they have peace.
Luca left quite soon. We gathered there, in the courtyard, after a long terrible night in "the Church". It was a very windy and sunny morning, time for farewell. That was the last time I saw him. We kept tears for ourselves. Remy brought him to the airport on his car. The two flatmates travelled together once more.
Many memories came to my mind, things to remember, thing seen together. All gone.
We had but a last hug to tell each other everything. Goodbye.
Thus he left. The wind brought clouds. We went back home.
Then it was time to say hello to everybody else, the same night.
I spent the day cleaning and trashing everything I couldn't bring with me. One shall not have more than he can carry on his shoulders, if he's willing to have any adventure.
Things own us, they are an anchor that keep us down, at the harbour.
Evening came. We ate our last dinner, full of sorrow, of remorse, and carelessness. Then all the "survivors" met there, at Alice's place (was it?). Me, Henna, Remy, Alice, Arielle, Giorgia, Federica. We spent a wonderful night, talking, throwing a ball, throwing wax on Remy's laptop (ooops), drinking vinegar (yuck!), beer.... One of those usual wonderful Erasmus night. So bad it was the last one. Then me and Henna had to leave, our flight was in the night. We hugged everybody and said bye a thousand times. It was so hard. Then we wanted to say farewell to the Californians, Christian, Federico, Kevin. They were having a party at Trevor's and every single of them was drunk as fuck. They barely notice we where in. We managed to say bye to Federico though. It was better maybe. I felt sick of farewells. We saw them in the best of their lives, laughing and having fun, not minding about the future. The moment itself was reality. Jumping and spanking each other was the thing. I like to imagine that they are partying even now, there in Belgrove; I am too melancholic to party on the edge of the end.
Farewell boys, I will not forget you.

Away we went. They were playing Stairway to Heaven....
Packages done, away we go, to the airport. At the first light of dawn we get to say goodbye, we are able to say "farewell or see you" to all the buildings and fields, dyed by the pink morning light. The early bus catches me and Henna. He drives us north, to the airport. We are given the chance for a last look to the city. Seagulls walk in Grafton Street. The radio is on a Gaelic channel. The speaker says us "Slàn". Here we go, the journey with the bus ends, we are in the airport.
The thousand things I didn't have time to do come to my mind. It's too late to mourn.
Farewell Ireland.
Me and Henna take different planes. For us it is just a "see you soon".
I am tired. I did not sleep all night. But I have some energy left to feel sad other than sleepy.
The airplane accelerates, more and more; the wheels leave the soil, and as they are tear away from the soil, my heart is teared apart. Farewell Ireland. This time is no joke. This time may be forever. Farewell Ireland. Farewell to the green fields and the muddy beaches, to the crows and the people, to the Guinness and Inis Mòr, to the incredible rocks of Giants' Causeway and wonderful lakes of Killarney.
Farewell Kathleen ni Houlihan, my love, Farewell.

Thursday 1 November 2007

Minä rakastan sinua

Che Munnin sia accusato di incostanza è una cosa frequente e normale... Chi non ha mai maledetto la propria memoria per essere stata fallace nel momento del bisogno?
Si, sono stato occupato, e vi spiego anche da cosa: mountaneering club, una viaggio in irlanda del nord, Halloween e soprattutto dalla mia nuova ragazza.
Probabilmente ne parlerò spesso, non tanto nell'aspetto personale (che è my business!) ma poiché è finlandese e questo si prospetta una delle esperienze culturali migliori del mio erasmus.
Proverò a raccontare quello che mi è successo questi giorni, anche se proprio ora dovrei essere fuori a fare la spesa perché sto mangiando patate da una settimana e penso che morirò presto se non cambio dieta.

Irlanda del Nord:
Una delle più grandi assurdità nel mondo della suddivisione degli stati è la situazione dell'irlanda. Due capitali che distano 3 ore di bus (un pugno di chilometri, visto che i trasporti sono piuttosto lenti), due stati con due diverse lingue ufficiali ma la stessa lingua effettiva, due stati con diversa moneta ma la stessa gente, due stati di cui uno non è più grande delle Marche.
Il nostro itinerario è stato Dublino-(london)derry-Belfast-Dublino.
Prenotati i due ostelli, deciso il tempo di permanenza, ci siamo buttati all'avventura senza piani.
Il viaggio verso Derry lo facciamo dormendo per la maggior parte del tempo, ma la città mi lascia perplesso. Il clima stesso è più freddo rispetto a quando siamo partiti, l'impatto freddo. La città è piccola e dopo l'enormità di Dublino è bello riposarsi girando il centro città a piedi. Le persone sono diverse, gli sguardi diversi da quelli dublinesi e la moda è un'altro mondo. Forse c'è un senso nell'essere divisi dal sud, penso.
Nell'ostello abbiamo la massima accoglienza. E' costume dell'ostello fornire colazione gratis, avere una living room con cuscini, tavolini e tappezzeria indiana, non inchiavare le camere. Ma ci assicurano: mai un furto è stato compiuto.
Il valore turistico della città è principalmente diviso in due parti: un assedio resistito nel XVII secolo di cui le mura portano ancora i segni, e il bloody sunday. Comunque, guerra. Rincontriamo all'ostello due persone che erano con noi nel bus: un tedesco e un ungherese che lavorano a Dublino in vacanza come noi.
Un primo giro nelle mura e nel centro ci fanno scoprire il primo, e poi camminiamo sotto la pioggia nelle vie dove i 14 di derry furono uccisi. Murales e bandiere irlandesi sono ovunque. I quartieri sono qualcosa di particolare. Sembrano chiusi in sé stessi, rivolgendo al mondo solo murales di protesta e cartelli "ball games are not allowed"
Un buon feeling comunque.
Il giorno dopo bisogna partire, ma per dove e come non si sa. Abbozziamo un piano per andare alla distilleria Bushmill e vedere la Giant Causeway.
5£ di biglietto di treno e possiamo viaggiare quanto e come ci pare. Così inizia la nostra epopea tra treni e bus.
Carina la distilleria, buono l'assaggio dei whisky speciali. Bellissima la giant Causeway, sulla quale per carenza di tempo non possiamo camminare. Spero di poter tornare per una sessione di foto seria con Huggin prima o poi.
Grandi emozioni quindi alla Causeway.
Così grandi che io e Henna perdiamo l'autobus - bastardi, ci hanno lasciato indietro! - e quindi non abbiamo l aminima idea di come raggiungere Belfast.
Nella nostra situazione ci sono il tedesco e l'Ungherese, che abbiamo nel frattempo incontrato ancora nel treno. Così in 4 ci organizziamo con un Taxi e spendendo una miseria riusciamo a raggiungere la stazione ancora prima dei nostri amici bastardi!
Insomma, la collaborazione internazionale da sempre i suoi frutti.
Infine si arriva a Belfast, la città più rinomata dagli erasmus in Irlanda che all'umanimità dichiarano "fa cagare".
L'arrivo non è dei migliori: dopo le 6 la città è buia e desolata, i negozi sono chiusi e le poche persone camminano con lo sguardo fisso a terra, forse cercando qualche penny.
L'ostello stesso ha un feeling ben peggiore di Derry.
Il giorno dopo, alla luce del sole, facciamo un tour storico - che a Belfast significa vedere edifici distrutti dalle bombe e murales - con un tassista locale che ci racconta anche un po' la sua storia, tipo le due volte in cui è stato dirottato a Sandy Row.
La città dal punto di vista turistico ha ben poco da offrire. Tuttavia ci guardiamo il fiume e attraversiamo alcuni quartieri contornati da filo spinato e da scritte intimidatorie, ma vero. Perché Belfast è una città profondamente cruda e vera. Sembra quasi di poter leggere nella mente delle persone. Forse gli abitanti stessi sono in preda a due sentimenti contrastanti: fuggire dalla buia città che da qualche anno è diventata vivibile e non più un campo di battaglia, o restare.
C'è poco altro da dire, a parte che i Pub chiudono alle 24 ma servono il sidro più buono del mondo (che in verità è svedese).

Ieri è stata la notte di Halloween. In Italia non l'ho mai festeggiato e non me ne importa nulla, I don't give a fuck. Ma qui la festa è molto grande e visto che non si potrebbe comunque dormire, esco.

Halloween è praticamente l'ennesima sera in cui gli irlandesi si sbronzano, dopo il lunedì, il martedì il mercoledì ecc.

Però si sbronzano in costume o nudi.

Per una volta siamo riusciti a radunare una bel gruppo, quasi tutti erasmus. Incredibile, mi dico! Finalmente uniti sotto un'unica bandiera – o meglio sotto la spire, luogo di meeting. Peccato che dopo 20 minuti siamo già divisi in almeno 3 gruppi. Finisce sempre così.


E' tutto per ora. Spero di poter aggiornare il prima possibile.

Terveisin,
Munnin.

Sunday 30 September 2007

Irishness....

Sono stato una sera in centro, giovedì. Mi sono risparmiato dal raccontare il disgusto del centro, della "bella società" che va a ballare in taxi, vestiti in tiro, minigonne e tacchi ovunque, poi per le strade vomitando a terra, e capisci da dove viene l'odore tipico di Dublino...
Non mi ci soffermo. Dico solo che la giornata di ieri mi ha ripagato di questi orrendi spettacoli.

Ieri finalmente mi sono reso conto di essere in Irlanda.

Siamo andati in una fattoria irlandese: io, davide, una manciata di francesi, un'invasione di malesiani, una tedesca, due olandesi e nessuno spagnolo... guardacaso.
Sveglia alle 9 e poi in autobus fino a Kells.
Scendiamo dall'autobus: il cielo è grigio, ma ha smesso di piovere. Ho il mal di gola e mi sento abbastanza uno schifo (festacce del cazzo a casa mia e sonodovuto fuggire a casa di Davide per dormire). Tuttavia non mi manca l'entusiasmo.
Pisciatina, poi ci mettono le parnanze e ci fanno fare il pane. Quello mio e di Davide sembra une merda, molliccio e inespressivo.
Terminato il triste capitolo culinario usciamo. Fuori c'è un cane identico a quello della copertina del vino più economico di Dublino: il Workin' Dog. Una più accurata analisi ci fa scoprire che ce ne stanno tipo una decina tutti uguali.
La tappa successiva è nel pollaio. Qualcuno se ne sta lontano dicendo che ha cattive esperienze con le galline. Ma che cazzo può averti fatto una gallina? Boh,
Fattostà che dopo aver calcato per bene la merda di una decina di diverse specie di animali, ci si dirige verso un'altro salone. Non è altre che un lungo edificio di pietre con soffitto di travi e pavimento di legno. Alle pareti sono appoggiati innumerevoli Bodhrann. In questo freddo salone (dimenticatevi termosifoni o anche solo caminetti!) il figlio del fattore ci introduce alla “the siege of Ennis”: gli irlandesi si sono ribellati molte volte agli anglosassoni, ma solitamente perdevano tutte le battaglie. L'unica che hanno vinto è stato questo assedio di Ennis, che hanno prontamente festeggiato creando questo ballo.
Non dimenticate mai comunque che gli irlandesi preferiscono festeggiare prima che le cose accadano, in caso non potessero festeggiare anche dopo. Solitamente però fanno entrambe le cose.
Allora tornando a noi, c'è poco da raccontare, ci siamo tutti divertiti come matti.
Infine si va a mangiare. Il pranzo non era un granché ma se non altro era abbondante. Mangiamo il nostro pane, e si scopro che è venuto bene. Forse ci andava più sale, ma non importa.
Appena finita l'abbuffata qual'è l'idea geniale? Giocare ad Hurling!
Per chi non sapesse, questo sport non professionale performato con mazze di legno e palle di sughero (molto dolorose : |) è lo sport più vecchio del mondo ancora praticato. Non solo, è anche uno dei più violenti e una delle maggiori cause della frattura della mano in Irlanda.
L'aria è diversa da quelle parti. La vegetazione è diversa, respira. Dopo l'Hurling saliamo su un carro pieno di fieno che trainato dal trattore ci porta un po' fuori, in un bog (palude). Qui si scava torba da secoli. E che risorsa incredibile la torba! Nelle sue profondità si trovano corpi ancora conservati, cose antiche. Da questa malta essiccata si ricava fiamma. In essa si mantengono i prodotti del lavoro.
Che aria pulita! Che paesaggi magnifici. In questi acquitrini i guerrieri celtici si nascondevano. Bollivano Caledonia nei loro vestiti per mimetizzarsi e attaccavano gli inglesi per ritirarsi nei bog.

Che paradosso la genetica. Chi potrebbe mai dire che da questi guerrieri discendono le ragazzine in minigonna che trasportate da costosi taxi si fanno portare a ballare nei club snob e poi ne escono sbronze marce, vomitando per terra “l'introito della serata”?
Finalmente ho visto un po' di vera Irlanda, e in questi posti (altro che Dublino) potrei restarci per tutta la vita.

Già comincia il panico da ritorno a casa, mi chiedo come sarà tornare a Osimo e Macerata, vivere in Italia dove aver vissuto i mali e i beni dell'Irlanda. Ma non è ancora giunto il momento.

Slan da Munnin, Il corvo nella terra dei corvi.

Sunday 9 September 2007

The green island

Eh si, come potete vedere dalle foto sono partito. Un ultimo saluto, un abbraccio, consapevoli che per quando possa essere salda la stretta non basterà a salvarci dal distacco.
Così Munnin parte, e se piace a Odino, l'Aldafadr, passerà magnifiche avventure.

Come è stato il mio arrivo?
Traumatico.
L'atterraggio è stato pessimo, e le turbolenze in aria non hanno certo migliorato il volo.
Ho avuto la fortuna di conoscere una ragazza molto colta in aereo, ma lei va a Galway.
Com'è la verde isola?
Dall'alto in verità sembra ben poco verde. Anche dall'autobus di verde ne ho visto ben poco. Grandi edifici di mattoncini rossi, finestre sporgenti stile irish, spazi verdi qua e là non riescono a pareggiare ciò che è stato perduto.
L'autobus mi ha scaricato per strada. Devo ammettere che ho perso la fermata giusta, ma mi avrebbe comunque scaricato su una statale superaffollata in cui, tralaltro, la gente guida a sinistra.
Erano almeno 21 gradi col sole addosso e sudando, con zaino e valigia, ho finalmente raggiunto il campus.
Pensate sia finita? no.
Il campus universitario è grosso almeno tre volte il centro storico di Osimo.
Io vengo dalla campagna. Sono abituato ai rovi e so distinguere le tuglie dai salici. Ma di strade non capisco nulla.
Inutile descrivere la frustrazione nel cercare l'abitazione, camminando tra irlandesi alti, biondi e bianchi che prendono il sole sull'erba, cinesi che parlano stretto e guardano storto, Musulmani nei loro tappeti avvolti addosso e io che sfacchinavo sotto il sole.
Ma non mi sono scoraggiato. Non è un po' di fatica che mi scoraggia. Altrimenti Thor, o Donar il possente si prenderebbe gioco di me.
Scopro che l'acqua costa più della birra e mi chiedo come pretendano di combattere l'alcolismo con simili tariffe.

I miei compagni di stanza sono tutti Erasmus. Julienne, il francese che studia inglese, storia, letteratura, politica e solo lui sa cosa. Parla poco ma non sembra diffidente nei miei confronti. Bianco come il latte che beve, capelli neri e un ridicolo accenno di baffi. Parliamo inglese, e francese quando vogliamo snobbare Juan.
Credo che si scriva così. Se fosse tedesco lo scriverei Chuan, ma è spagnolo. Origini argentine. Pelato, con una cicatrice sull'occhio. Cammina a piedi nudi per la casa e vuole fare sport all'università. Ha una amica, Rajel (stessa pronuncia ch aspirata di Juan) molto carina. Parlano spagnolo tra di loro e li capisco quasi sempre.
Studiano italiano, ma non capiscono molto oltre a qualche parolaccia classica.

Oggi sono andato nella city. An lar dicono in gaelico. E' scritto in tutti i cartelli.
La caratteristica fondamentale sono stati gli odori.
Al centro si arriva con l'autobus della Dublin bus. Questi cassoni gialli blu e azzurri sono ovunque. Credo costituiscano circa il 50% del traffico. Si, perché questa enorme città non ha neanche una metropolitana.
Sono sceso e ho cominciato a camminare. Davanti a me alcune statue di grandi irlandesi e mille negozi, ma non ho idea di dove sono. Trovare una cartina!
A questo punto emerge il primo odore di dublino, quello dei grandi viali. Odore di hamburger ed altro surrogato di cibo di fast food in marcescenza. Se hai fame può anche essere gradevole, ma dopo un po' diventa orrendo. Vedo davanti a me uno di quegli enormi negozi di souvenir. Solitamente evito questa robaccia da turisti di comitiva. Ma vi sono entrato per varie ragioni.

Ci sono anche belle cose: thé irlandesi, Bodhran, maglioni e federe con ricamato il trifoglio (che compro, perché mi manca proprio una federa).
Poi c'è la solita fuffa tipo portachiavi e trifogli sottovuoto et similia. COmpro anche una cartina del centro, a 10 € (un vero furto) ma almeno mi salverà la pelle nelle prime walks.
Capisco di essere a Parnell street. In realtà mi sono sbagliato, ma non so come riesco comunque a raggiungere i luoghi che voglio. Faccio i primi passi per vie secondarie e sento il secondo odore della città: odore di urina.

Urina e vomito forse sarebbe più corretto.

Pensavo che le strade fossero piene di turisti. In realtà il 90% sono asiatici. Questo è uno dei risultati della tigre celtica (gli autoctoni chiamano così il boom economico degli ultimi anni).
Non solo il campus ne è pieno (e lo UCD gode perché pagano più tasse) ma le strade ne sono dominate. Sembra quasi siano loro a far funzionare le cose, delegando agli irlandesi il ruolo di attrazione turistica.

Ad ogni modo continuo per la mia stradina bordata da case di rossi mattoni, senza una meta particolare.
Qui scorgo una bella chiesa che si prende un paio di foto, ma soprattutto una "baretto".
Si, il locale il questione è in una stradaccia, non si chiama neppure pub. Niente manifesti e insegne. Dentro una donna corpulenta serve birre a irlandesi veri, in un ambiente legnoso che è tutto da irish pub.
Ho dimenticato i documenti, ma mostrando la barba chiedo una pinta di Guinness con gentilezza. Degluttisco...

Non mi chiede nulla... spilla con lentezza la birra, fa posare la schiuma, e la pago. Una cazzata, 3.40€. Se pensate che una bottiglia da 50cl di acqua ne costa 1.50... La guinness richiede pazienza per essere gustata al meglio. Dovrò ricordarlo. Gli irlandesi dovevano essere un popolo paziente, un tempo...
Sorseggio la birra in silenzio. Non è come quella dell'obrian. La schiuma è dolce. La birra corposa. Sazia come un pasto. Finita la pinta piscio. Il cesso risale all'800.
Esco e un silenzioso avventore (un anziano) mi saluta cortesemente.
Allora c'è l'irishness! O è solo arteriosclerosi?
Vago ancora un po' nella china town, figlia della tigre. Vedo la via principale, l'ufficio postale dove si barricarono i valorosi della rivoluzione del 1916. Tra cui anche Yeats.
Coraggiosi eh?
Tutti morti. Tranne Yeats, aveva un gran culo il ragazzo.

Sorpasso altri negozi da turisti.
Altro incontro con gli odori: un salone/opera d'arte. Il pavimento è coperto di legno, foglie secche, sottobosco. L'aria è piena dell'odore di casa. Juan crede sia eucalipto. Non glie lo faccio notare, ma è odore di resina e pigne, odore di tuglie che tanto rigogliose crescono nella mia patria.

Temple bar riserva bei viali ed ha anche graziosi vicoli. Ma ovunque prolifera il cemento. Cemento su cui artisti di strada scrivono la propria fame, coronata da arpe e celtic knot.

Un vecchio suona un Bodhran con una base musicale nello stereo. Ha un sorriso ebete. Sarà davvero felice?

Non mi aspettavo certo poeti guerrieri ad ogni vicolo, ma questa dublino stenta. Ad essere credibile.
SI, ci sono artisti di strada irlandesi dalla barba rossa che sembrano leprechaun. CI sono i cartelli in gaelico. Ma quest città ancora non mi convince e mi chiedo se mi sentirò mai un Dubliner.

Capita ogni tanto di scorgere suonatori di strada, anziani, che fanno canzoni tipiche come "fields of athenrye". Tra le loro bianche barbe che suonano flauti e le mani che accarezzano concertine, ti chiedi se hanno mai visto i "campi di athenrye" e cosa ci fanno lì. Viene quasi da commuoversi. Ma devo osservare e continuo per la mia strada.
Passo per il mercato e sono aggredito dagli odori. Un ragazzo arpeggia su una chitarra acustica. Non è il solito jig irlandese.

Vedo una bella chiesa gotica. Entro e trovo un negozio di souvenir enorme. Ovviamente non nutro grande amore verso il cristo bianco, ma mi sono sentito oltraggiato. Ascolto un cd che hanno in vendita. Un medley di 101 canzoni da 15 secondi con base elettronica. Un vero schifo.
La mia strada riprende. C'è una suonatrice d'arpa molto brava che vende anche CD ma non ho il cuore di interromperla per comprarlo.
COsì la strada mi porta a S.Stephen's green. Gran bel parco. Pieno di asiatici. CI sono foto del WWF appesi, scatti veramente ottimi.

Osservo Belgrove dalla finestra. Ci sono molti corvi qua. Mi viene da chiedermi chi sia il vero Munnin. Forse lo siamo un po' tutti.

Che il vento del nord ci porti fortuna.

Munnin